30 Ottobre 2020

A cura di Cristian Scatena – Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa

I dati finali di sopravvivenza globale (OS) dello studio IMpassion130 continuano a supportare l'uso in prima linea di atezolizumab più nab-paclitaxel in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) metastatico che esprimono il ligando della proteina di morte cellulare programmata (PD-L1). Nel dettaglio, la OS mediana risulta più lunga con atezolizumab rispetto al placebo nella popolazione PD-L1-positiva di 25,4 e 17,9 mesi, con percentuali di OS a 3 anni del 36 e del 22% rispettivamente (1).
Atezolizumab agisce come immunomodulatore, bloccando PD-L1: in particolare, il farmaco blocca l’interazione fra PD-L1 e PD-1, favorendo l’attività antitumorale delle cellule immunitarie che infiltrano il tumore (Figura 1) (2). Nel carcinoma mammario PD-L1 raramente è espresso dalle cellule neoplastiche, molto più frequentemente invece è espresso dalle cellule immunitarie che infiltrano il tumore. Risulta dunque evidente che il prerequisito fondamentale per la valutazione dell’espressione di PD-L1 nel TNBC metastatico grazie al test Ventana SP142 è la presenza di stroma tumorale comprendente cellule immunitarie (prevalentemente linfociti T, noti con l’acronimo inglese TILs – tumor infiltrating lymphocytes, ma anche macrofagi, cellule dendritiche e granulociti).

Figura 1
Figura 1. L'interazione PD-1/PD-L1 frena la capacità di uccisione del tumore da parte delle cellule T effettrici. Pertanto, il blocco specifico mediato da anticorpi anti-PD-1/PD-L1 può stimolare l'immunità antitumorale. Mod. da (2)

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