07 Settembre 2020

A cura di Caterina Marchiò – Università degli Studi di Torino, Anatomia Patologica dell’Istituto di Candiolo – FPO - IRCCS

Da sempre in anatomia patologica ci si è focalizzati sullo studio dettagliato delle cellule tumorali e delle loro caratteristiche fenotipiche e molecolari: tali caratteristiche definiscono infatti quali pazienti possono essere candidabili a trattamenti specifici (ad esempio l’espressione del recettore estrogenico nei carcinomi cosiddetti luminali e la terapia ormonale, o l’amplificazione del gene HER2 - human epidermal growth factor receptor 2 - e la possibilità di utilizzare farmaci a bersaglio molecolare anti-HER2) (1, 2). Recentemente è emerso come alcuni elementi cellulari che popolano lo stroma possano avere un impatto sulla stratificazione prognostica delle pazienti e anche sulla predizione della risposta a terapie specifiche. I linfociti presenti nello stroma intratumorale (tumor infiltrating lymphocytes, TIL) hanno raggiunto l'evidenza di primo livello come fattore prognostico nei carcinomi mammari tripli negativi (triple negative breast cancer, TNBC) e HER2 positivi, definendo un sottogruppo di carcinomi a migliore prognosi e maggiormente responsivi al trattamento chemioterapico, come osservato in fase neoadiuvante dal più elevato tasso di risposte patologiche complete (pCR) (1, 3).

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