16 Marzo 2021

A cura di Andrea Botticelli - U.O.C. Oncologia, Policlinico Umberto I, Roma

L’enorme successo clinico dei checkpoint inhibitors nel trattamento di diversi tumori solidi trova fondamento nella capacità di ripristinare i meccanismi di immuno-sorveglianza che di norma vengono meno durante i processi di cancerogenesi, crescita tumorale e metastatizzazione (1). Infatti, all’origine dell’insorgenza del tumore vi è l’instaurarsi di meccanismi di tolleranza immunitaria (1). Gli agenti antitumorali convenzionali e le target therapy agiscono, invece, tramite effetti citostatici/citotossici diretti. Tuttavia, recenti evidenze suggeriscono che, anche per questi ultimi, l’efficacia del trattamento sia strettamente interconnessa alla possibile riattivazione della risposta immunitaria mirata contro il tumore (2). Numerosi dati preclinici indicano chiaramente che il sistema immunitario è implicato nell'efficacia di diversi chemioterapici convenzionali (3–25).

Questo fenomeno è definito effetto on target dei farmaci antitumorali se è mediato dall’effetto immunologico sulle cellule tumorali (come la morte immunogenica) oppure è definito off target se mediato dall’azione dei farmaci antiblastici direttamente sulle cellule del sistema immunitario.

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