08 Febbraio 2021

A cura di Andrea Botticelli - U.O.C. Oncologia, Policlinico Umberto I, Roma

Dal 2010, con l’introduzione del primo inibitore di CTLA-4 (cytotoxic T-lymphocyte antigen 4) e a seguire degli inibitori PD (programmed death)-1/PD-L (programmed death-ligand)1, l’immunoterapia ha rivoluzionato la prognosi di patologie a prognosi infausta come il melanoma, il tumore del polmone, i tumori del distretto testa collo e più recentemente dei tumori triplo negativi della mammella. L’immunoterapia, a differenza dei trattamenti che hanno avuto come bersaglio diretto la cellula tumorale, ha dimostrato avere una nuova cinetica di azione che implica la stimolazione di una risposta immunologica cellulare e, solo successivamente, la modificazione del carico tumorale e della sopravvivenza del paziente.

Considerando i meccanismi di azione dell’immunoterapia, diversi quindi dalla chemioterapia o dalla terapia a bersaglio molecolare, è necessario riflettere su quali possano essere gli endpoints più corretti per valutare nel miglior modo possibile l’efficacia di questi nuovi trattamenti.

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