08 Gennaio 2021

A cura di Matteo Lambertini e Marta Perachino - Università degli Studi di Genova, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova

Nel luglio 2020 l’immunoterapia diventa pratica clinica nel carcinoma mammario con l’approvazione da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di atezolizumab in combinazione con nab-paclitaxel nel trattamento di prima linea delle pazienti con neoplasia avanzata triplo negativa i cui tumori presentano un’espressione di PD-L (programmed death-ligand)1 ≥1%, sulla base dei risultati dello studio IMpassion130 (1, 2).

Successivamente, sono diventati disponibili i risultati di altri importanti studi randomizzati che hanno valutato l’utilizzo degli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) in combinazione con la chemioterapia nelle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo, sia nel setting avanzato sia in quello precoce.

Oltre allo studio IMpassion130, sono oggi disponibili i dati di altri due studi randomizzati con l’utilizzo di ICI in combinazione con la chemioterapia nel trattamento di prima linea delle pazienti con neoplasia avanzata triplo negativa. Nello studio KEYNOTE-355, l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia (nab-paclitaxel, paclitaxel o carboplatino/gemcitabina) ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da malattia (PFS) nel sottogruppo di pazienti con tumori PD-L1 CPS (Combined Positive Score) ≥10 (3). Più recentemente, lo studio IMpassion131 ha mostrato che l’aggiunta di atezolizumab a paclitaxel non sembra essere associata a un beneficio clinico, indipendentemente dalla positività per PD-L1 (4).

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