30 Novembre 2020

A cura del Board scientifico

L’immunoterapia è associata a un peculiare profilo di tossicità caratterizzato dai cosiddetti eventi avversi immuno-correlati (irAE), la cui patogenesi, legata a una attivazione aspecifica del sistema immunitario, ad oggi non è completamente chiarita. Gli irAE possono potenzialmente interessare qualsiasi organo e apparato, anche se più frequentemente riguardano la cute, il fegato, le ghiandole endocrine, il polmone e il colon (Figura 1) (1). Insorgono con maggior frequenza tra le 8 e le 12 settimane dall’inizio dell’immunoterapia, ma si possono verificare anche più tardivamente e talvolta anche dopo l’interruzione del trattamento. L’incidenza e il grado variano a seconda dell’agente immunoterapico utilizzato (anti-PD-1/PD-L1 o anti-CTLA-4) e della schedula (monoterapia o terapia di combinazione). Gli inibitori PD (programmed death)-1/PD-L (programmed death-ligand)1 in monoterapia risultano generalmente meglio tollerati della chemioterapia (2) e degli anti-CTLA-4 (3), e secondo una metanalisi che ha incluso 125 studi si associano a un’incidenza di eventi avversi di qualsiasi grado del 66% e di grado ≥3 del 14% (4). Per quanto riguarda la combinazione di immunoterapia e chemioterapia, una metanalisi di 10 studi e oltre 4300 pazienti ha mostrato una maggior incidenza di eventi avversi di grado 3 o 4 e di interruzioni del trattamento rispetto alla monoterapia, ma non di eventi avversi fatali. Da sottolineare, però, come fino al 70% degli studi inclusi in questa analisi avessero come oggetto la combinazione di chemioterapia con un anti-CTLA-4 con un profilo di tossicità peggiore rispetto a quello degli agenti anti-PD-1/PD-L1 (5).

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