30 Ottobre 2020

A cura del Board scientifico

Introduzione

La risposta ai trattamenti antineoplastici è valutata e classificata secondo criteri radiologici precisi e standardizzati al fine di registrare correttamente le variazioni dimensionali del tumore e guidare così i clinici nel processo decisionale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha sviluppato nel 1981 i primi criteri bidimensionali basati sull’effetto citotossico della chemioterapia che induce la morte delle cellule cancerose con conseguente riduzione dei diametri del tumore in caso di risposta (risposta parziale e completa) o crescita e/o comparsa di nuove lesioni per refrattarietà al trattamento(progressione) (1). Successivamente, il gruppo RECIST ha realizzato nuovi criteri, pubblicati nel 2000 (RECIST 1.0) e rivisti nel 2009 (RECIST 1.1), che sono passati a un metodo di misurazione unidimensionale al fine di ridurre la variabilità e i potenziali errori nella classificazione della risposta (2). Nell'ultimo decennio, la maggior parte degli studi clinici ha basato i propri endpoint sui criteri RECIST 1.1; l'introduzione di nuove classi di agenti antineoplastici, come l'immunoterapia, con meccanismi d’azione differenti rispetto a quelli della chemioterapia, ha però fatto emergere alcuni limiti di tali criteri nella valutazione della risposta tumorale (1).

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