07 Settembre 2020

A cura di Carmen Criscitiello, Paola Zagami, Divisione di Oncologia Medica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano

L’avvento dell’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento di diversi tipi di tumore. In particolare, il successo clinico degli immune checkpoint inhibitors (ICI) in varie forme tumorali ha conferito all’immunoterapia un posto d’onore nel trattamento del cancro. L’immunoterapia ha una caratteristica unica che consiste nel generare risposte durature e prolungate, con possibilità di cura anche nel setting metastatico. Pertanto, anche nel tumore mammario, l’immunoterapia si è imposta come una delle maggiori aree di ricerca e sviluppo.

Nel tumore mammario, la quantità di tumor-infiltrating lymphocytes (TIL) si è dimostrata essere prognostica di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) e di sopravvivenza globale (OS), in particolare nel sottogruppo triple negative (TNBC). Inoltre, un alto tasso di TIL è risultato essere predittivo di risposta alla chemioterapia neoadiuvante in tutti i sottotipi di tumore mammario. Complessivamente, è stato ipotizzato che la modulazione del sistema immunitario sia candidata per lo sviluppo di terapie più efficaci nel tumore mammario. Tra tutti i sottotipi di tumore mammario, il TNBC è quello con più alti TIL (1) maggiore espressione di PD-L (programmed death-ligand)1 e PD (programmed death)-1 (2), e più alto tumor mutational burden (TMB) (3). Pertanto, il TNBC è considerato il sottotipo di tumore mammario più immunogenico, ragione per la quale in questa popolazione è stata condotta la maggior parte degli studi clinici con utilizzo degli inibitori di PD-1/PD-L1.

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