29 Novembre 2021

A cura di Caterina Marchiò, Università degli Studi di Torino, Anatomia Patologica dell’Istituto di Candiolo - FPO - IRCCS e Cristian Scatena, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa

Introduzione

Le pazienti affette da carcinoma mammario a fenotipo triplo negativo (TNBC) di prima diagnosi in fase precoce vengono spesso trattate con chemioterapia (antracicline e taxani ± sali di platino) in fase neoadiuvante (ovvero pre-operatoria). Tale approccio è attuato, oltre che nelle pazienti con malattia localmente avanzata o non candidabili a chirurgia conservativa d’emblée, anche in pazienti con tumori mammari ≥2 cm e/o con coinvolgimento linfonodale ascellare (1). La terapia neoadiuvante, infatti, consente di agire tempestivamente su possibili micrometastasi e, inoltre, permette una valutazione precoce dell’efficacia della terapia sistemica in vivo, con conseguente adattamento dei trattamenti in fase adiuvante, in caso di malattia residua dopo trattamento neoadiuvante (2).

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